C’è un momento, nelle prime ore di Papers, Please, in cui ti rendi conto di aver lasciato passare qualcuno che non avrebbe dovuto passare. Non per negligenza. Per umanità. Una donna senza i documenti in regola, il marito appena accolto sul lato sicuro del confine. La fila è lunga. Lo stipendio è quello che è. Hai fatto la cosa giusta o quella sbagliata? Il gioco non te lo dirà mai con certezza. È questa ambiguità il suo vero meccanismo di gioco.
Papers, Please è un videogioco indie pubblicato nell’agosto 2013 da Lucas Pope — già sviluppatore di Naughty Dog sulla serie Uncharted, poi diventato indipendente per necessità creativa. Il concept è brutalmente semplice: sei un ispettore di frontiera nella fittizia nazione comunista di Arstotzka, anno 1982. Ogni giorno ti siedi alla tua cabina, apri lo sportello e inizi a esaminare documenti. Passaporti, permessi di lavoro, visti, certificati di vaccinazione e tu o approvi o respingi. Semplice no? Nel gioco vieni pagato a cottimo cinque dollari a pratica corretta ma se sbagli ti verranno decurtati. Tu, con quel denaro devi mantenere una famiglia: cibo, riscaldamento, medicine per il figlio, affitto… quindi, se sei lento, guadagni poco. Se sbagli, vieni multato.
Il genere è puzzle. Ma l’effetto è distopia vissuta dall’interno.

La banalità del controllo
Hannah Arendt aveva parlato della banalità del male a proposito di Eichmann: non un mostro, ma un funzionario. Un uomo che eseguiva ordini con scrupolo professionale, senza mai fermarsi a interrogarsi sul senso di ciò che faceva, ecco che Papers, Please costruisce esattamente questa trappola, e la rende giocabile. La sua meccanica è progettata per trasformarti in una macchina da timbri ma ogni passaporto deve essere confrontato con le norme del giorno che cambiano ogni mattina e ti vengono comunicate tramite un giornale di stato. Ad esempio puoi trovarti in un giorno dove si accettano solo cittadini di Arstotzka (lo stato al quale tu appartieni come funzionario). Domani anche quelli di Kolechia (attenzione agli attentati – no spoiler), ma con permesso di lavoro. Ci sono giorni dove si accettano persone solo se vaccinate contro una certa malattia… etc. etc. e tu controlli, controlli sempre più velocemente ma le regole si accumulano. La fila avanza. Il tempo stringe e i soldi servono! Geniale!

Il risultato è che inizi a smettere di vedere le persone. Vedi documenti e discrepanze, ti setti solo nel vedere errori da segnalare o ignorare a seconda di quanti soldi hai in tasca. Pope ha dichiarato di aver concepito l’idea proprio partendo dall’esperienza con i controlli alle frontiere durante i suoi viaggi internazionali, cercando di trasmettere a noi utenti proprio quella tensione specifica, quel senso di essere valutati, sospettati, processati. Ha pensato che inserirlo in un videogame potesse generare qualcosa di interessante, e a nostro avviso ci è riuscito egregiamente.
Rigore e ideologia: come funziona il gioco
Il sistema di penalità di Papers, Please? Due errori al giorno passano senza conseguenze, poi le multe si accumulano e mangiano il salario e la tua famiglia ne risente. Se la famiglia non mangia infatti, si ammala e se si ammala, devi comprare medicine. Per comprare medicine, devi lavorare più velocemente ma per lavorare più velocemente, devi fare meno attenzione ai dettagli rischiando di lasciare passare qualcuno che non dovrebbe passare! O di bloccare qualcuno che invece aveva tutto in regola.
È un loop volutamente perverso. L’ispettore perfetto è quello che non si distrae, non si fa commuovere dalla storia della moglie senza visto, non si interroga sull’uomo che la sera prima ha visto sul giornale come sospettato terrorista. L’ispettore perfetto è una macchina. E il gioco ti chiede, ogni giorno, quanto vuoi esserlo.
Secondo noi questo ha una risonanza precisa con il presente, perchè ogni sistema burocratico che gestisce esseri umani su scala, che si tratti di controllo delle frontiere, di moderazione dei contenuti online, di valutazione automatica dei CV, opera con la stessa logica: standardizzare, velocizzare, ridurre l’errore senza flessioni. Il sistema preferisce l’operatore che non rallenta mai.

Grafica ed estetica
Visivamente, Papers, Please è il suo messaggio con un’interfaccia austera, quasi opprimente: toni grigi e verdastri, font monospaziati da terminale, un layout che somiglia a un modulo burocratico interattivo e nessuna musica enfatica che ti dica come sentirti; al massimo c’è qualche rumore sordo di timbri, il fruscio dei documenti e di umano c’è solo il suono piatto di una voce che annuncia la prossima persona in fila da un megafono.
Graficamente presenta un’estetica che ricorda le interfacce Amiga, i moduli cartacei degli uffici governativi dell’Est Europa, una UI funzionale anni ’80 che non ha mai aspirato al futurismo perché non ne aveva bisogno. È il design di un sistema che non cerca di piacere — cerca di funzionare. E quella scelta visiva è narrativa quanto qualsiasi cutscene.
Pope ha usato il linguaggio di programmazione Haxe per costruire il tutto in nove mesi, partendo da un concept di sei. Il risultato ha vinto il BAFTA per il miglior gioco di strategia e simulazione nel 2014, ed è considerato ancora oggi uno dei videogiochi più significativi dell’ultimo decennio. E forse proprio per questo motivo che in poco più di un anno ha raggiunto oltre 500.000 download.
2026: la dogana siamo noi
C’è una domanda che Papers, Please non smette di fare, e che diventa ogni anno più urgente: quanto sei disposto a seguire un sistema che ti sembra sbagliato, se farlo ti permette di mantenere te e chi ami?
La risposta non è mai astratta.
Questo gioco è ormai uscito nel 2013 e non parlava del futuro ma già del presente. Descriveva la logica dei sistemi automatizzati di controllo, la disumanizzazione burocratica, il modo in cui le istituzioni trasformano le persone in variabili da ottimizzare, tutto questo prima che il dibattito sull’AI applicata alle decisioni umane fosse quello che è oggi!
Oggi, quando parliamo di algoritmi che decidono chi ottiene un mutuo, chi viene selezionato per un colloquio, chi viene segnalato come rischio alle frontiere digitali, Papers, Please sembra un manuale operativo e non solo finzione. Nonostante gli anni passano il timbro che approva o respinge non è scomparso anzi! Ha solo cambiato forma ed è diventato un output di un modello
Glory to Arstotzka! Qui il link a Steam: Paper Please.











