Il 16 luglio 2026 Microsoft ha reso open source Comic Chat, un client IRC del 1996 che trasformava le conversazioni testuali in vignette disegnate in tempo reale. La notizia sta girando ovunque perché dentro quel codice, rimasto chiuso in un cassetto per trent’anni, c’è un esperimento molto più interessante di un font discusso: un tentativo, senza intelligenza artificiale, di infilare l’istinto compositivo di un disegnatore di fumetti underground dentro un motore di regole.

Una chat che si disegnava da sola

Per chi non ha mai visto IRC in azione: era (ed è ancora, in forma residuale) un protocollo di chat testuale a stanze, l’antenato di tutto ciò che oggi chiamiamo “server” e “canali”. Niente avatar, niente immagini, solo righe di testo che scorrono. Comic Chat, ideato dal ricercatore Microsoft David Kurlander e rilasciato il 13 agosto 1996, prendeva quelle righe e le trasformava in una striscia a fumetti: ogni utente diventava un personaggio disegnato, con una propria vignetta, una propria posa e un proprio balloon di dialogo. Bundled con Internet Explorer 3 e poi con Windows 98, tradotto in 24 lingue, diventò per anni il client di chat predefinito di MSN prima di essere travolto dalla messaggistica istantanea.

Fonte: Microsoft.com

Il disegnatore che nessuno si aspettava

La parte che quasi tutti stanno saltando è chi ha disegnato quei personaggi. Non un art director interno, non un’agenzia di grafica corporate: Jim Woodring, fumettista americano indipendente, pubblicato da Fantagraphics, noto per Frank, una serie muta e surreale popolata da creature oniriche che sembrano uscite da un incubo disegnato con cura maniacale. È lo stesso registro: autopubblicazione, linguaggio visivo istintivo, distanza siderale dal design aziendale che troviamo nelle copertine Warp o nei fanzine che ci interessano da sempre. Nel 1996, Microsoft ha chiesto a quell’uomo di disegnare il volto di uno dei suoi prodotti di massa.

Lo stesso Kurlander, sulla pagina che documenta il progetto, ha raccontato che il team ha passato mesi a “reverse-engineering Jim“: prendere le strisce che Woodring disegnava a mano a partire da vere trascrizioni di chat, e provare a estrarne le regole implicite. Quale espressione per quale tono, quando cambiare inquadratura, come orientare un personaggio rispetto a un altro, che forma dare al balloon. Il risultato, presentato da Kurlander insieme a Tim Skelly e David Salesin a SIGGRAPH ’96, era un motore che leggeva il testo scritto in chat e decideva da solo, senza alcuna intelligenza artificiale, come metterlo in scena: un punto esclamativo poteva far alzare le braccia all’avatar, un tono più freddo faceva scegliere un’inquadratura più larga. Non stavano semplicemente skinando l’IRC. Stavano provando a codificare un gesto che, per definizione, un disegnatore come Woodring fa per istinto e non per regola.

Fonte: Reddit

Trent’anni prima dei generatori automatici

Vista oggi, l’operazione somiglia in modo quasi imbarazzante a quello che chiamiamo generazione automatica assistita – solo che qui non c’era nessun modello statistico dietro, solo logica if-then scritta a mano da ingegneri che provavano a imitare un solo essere umano specifico. È un dettaglio che rovescia la narrazione comoda: Comic Chat non era un giocattolo nostalgico con una grafica buffa, era un tentativo, primitivo ma reale, di rispondere a una domanda: quanto dello stile di un artista si può ridurre a regola prima che smetta di essere quello stile?

C’è un’ultima cosa che vale la pena notare, ed è quasi un contro-canto. Nel ripubblicare il codice, Microsoft ha ricostruito l’intera cronologia Git a partire dai timestamp originali dei file, tanto che nel repository si trovano commit datati agosto 1996: un rigore filologico quasi museale sul lato tecnico. Sul lato narrativo, invece, l’annuncio ufficiale racconta che fu Comic Chat a introdurre Comic Sans al mondo anche se il font era già stato disegnato nel 1994 da Vincent Connare per Microsoft Bob, che non arrivò mai a usarlo davvero.

Comic Chat fu il primo prodotto ad usare il “Comic Sans” su vasta scala.

Il codice è di nuovo leggibile, i personaggi di Woodring sono di nuovo lì ad aspettare istruzioni. Resta da capire se qualcuno, oggi, vorrà davvero riaprire quel cassetto o se basterà sapere che, trent’anni fa, qualcuno ci ha provato senza le scorciatoie che abbiamo adesso.

Fonte: Opensource.microsoft.com