Nel giro di un mese sono arrivati due cellulari flip pensati per farti staccare, non per tenerti incollato allo schermo, e suonano più retrò di quanto pensi. Prima Commodore con il Callback 8020, poi Light con il suo primo clamshell, il Light Flip. Due aziende diverse, due filosofie di prodotto diverse, ma la stessa mossa: tornare al gesto fisico di chiudere il telefono, e farne il vero prodotto.

Il gesto di chiudere come argomento di vendita

Il racconto più comodo sarebbe quello della nostalgia: i flip phone tornano perché ricordano un’epoca più semplice. Ma leggendo come Commodore descrive il proprio dispositivo, la storia è un’altra. Il CEO Peri Fractic scrive che il flip è il punto centrale del progetto: un momento intenzionale di disconnessione, uno scatto piccolo e soddisfacente che dice “ho finito qui”. Non un vezzo estetico, ma un’interfaccia. Per anni il design degli smartphone pieghevoli e non ha lavorato per eliminare ogni frizione tra noi e lo schermo: sblocco istantaneo, notifiche sempre visibili, nessun confine tra “uso il telefono” e “non lo uso più”.

Il flip reintroduce quella frizione di proposito, e la vende come funzione.

C’è chi paragona il Callback di Commodore a un comunicatore di Star Trek: lo tiri fuori, fai la cosa che dovevi fare, lo richiudi, torna in tasca. È un’immagine precisa perché sposta il paragone: non è più un telefono che manca di qualcosa (i social, il browser), ma un attrezzo che fa esattamente quello per cui lo apri, e nient’altro. Tra i telefoni apri e chiudi che stanno tornando sul mercato, la chiusura non è la fine di una funzionalità mancante: è l’output previsto dell’oggetto.

Light invece, con il suo Light Flip arriva da una direzione diversa ma converge sullo stesso punto. Il suo Flip toglie il touchscreen e torna ai tasti fisici e alla scrittura predittiva T9: se il Callback lascia comunque un ampio strato di app Android sotto la cornice retrò, Light spinge la sottrazione più in profondità, fino a rendere lo schermo qualcosa che si guarda e basta, non si tocca. In entrambi i cellulari a conchiglia il messaggio implicito è lo stesso: un’interazione che finisce davvero, invece di restare sempre potenzialmente aperta in tasca.

cellulare flip commodore

Cosa resta quando il telefono è chiuso: la pace!

C’è qualcosa di paradossale in tutto questo: due aziende che vendono hardware nuovo promettendo di farti desiderare meno hardware. Ma è proprio lì che si misura quanto la scommessa sia seria, non nella lista di app bloccate,  ormai uguale su quasi ogni flip phone di questa categoria, ma nel fatto che il gesto di chiudere sia diventato un argomento di vendita legittimo, e non solo un dettaglio estetico da color palette anni 2000.

Se il flip torna davvero mainstream, non sarà perché qualcuno ha reinventato il dumbphone.

Sarà perché qualcuno ha capito che il confine tra “connesso” e “non connesso” doveva tornare ad avere un suono. Click!