In un mondo in frantumi, qualcuno deve pur restare in piedi. In Akira, capolavoro animato del 1988 diretto da Katsuhiro Ōtomo, quel qualcuno è il Colonnello Shikishima. Un personaggio che, a un primo sguardo, sembra il tipico uomo in uniforme: freddo, autoritario, implacabile. Eppure, sotto la superficie, il Colonnello è uno dei centri nevralgici della storia, un uomo chiamato a reggere il peso di eventi più grandi di lui.
Neo-Tokyo, 2019. Una metropoli in bilico tra catastrofe e progresso, sorvegliata da droni, esercito, telecamere e, soprattutto, dal Colonnello. Non è un villain, anche se spesso viene percepito come tale. Non è un eroe, anche se finisce per comportarsi da tale. È un uomo che porta sulle spalle il peso di un esperimento fallito, di una città al limite e di una generazione sull’orlo del baratro.
L’uomo dietro la divisa
Il Colonnello Shikishima non ha un passato romantico o tormentato raccontato a colpi di flashback, la sua storia, come il suo carattere, emerge nelle pieghe del presente: attraverso lo sguardo teso, le rughe profonde, la voce sempre leggermente trattenuta, come se stesse dosando le parole per non lasciarsi travolgere. Nel manga, Ōtomo ci concede qualche dettaglio in più: un uomo che ha scalato i ranghi dell’esercito in un Giappone postbellico e postatomico, un soldato trasformato in burocrate, ma che non si è perso nella routine.
Nell’anime, Shikishima è il solo a intuire l’abisso in cui Neo-Tokyo sta precipitando. Gli scienziati parlano di potere, di esperimenti, di progresso. I politici si perdono in giochi di potere. Lui, invece, vede il disastro che incombe e agisce, anche quando significa andare contro il governo e contro i propri superiori.
Un custode senza illusioni
Uno degli aspetti più interessanti di Shikishima è la sua lucidità. Sa che il progetto Akira è fuori controllo. Sa che Tetsuo, il giovane mutante dai poteri devastanti, è una bomba a orologeria. Eppure non cerca scorciatoie, non cede al panico. È un uomo che lavora con quello che ha, che prova a contenere il disastro anche quando è chiaro che non ci sono soluzioni facili. C’è una scena che lo definisce meglio di mille dialoghi: mentre Tetsuo devasta la città, Shikishima, invece di fuggire o di chiamare rinforzi, resta sul campo. Lo guarda, lo affronta, lo riconosce per ciò che è: un ragazzo spezzato, vittima di un sistema che lo ha tradito. In quel momento il Colonnello non è solo un ufficiale, ma un uomo che ha scelto di non tirarsi indietro.

L’estetica del colonnello
Il design di Shikishima è un capolavoro di sottrazione. Nessuna armatura scintillante, nessun gadget futuristico. Solo una divisa semplice, verde militare, e un viso segnato da linee nette, scolpite dalla responsabilità. Il cappello a tesa corta, gli stivali pesanti, il modo in cui si muove tra le rovine: tutto comunica essenzialità. In un mondo di motociclette luccicanti, esplosioni al neon e mutazioni organiche, il Colonnello resta saldo, quasi fuori dal tempo. È l’antitesi del caos che lo circonda.
Per i fan, Shikishima è diventato un personaggio di culto. Nei forum e su Reddit (fonte) viene spesso celebrato come “il vero eroe di Akira”, proprio per il suo ruolo di figura intermedia tra forze incontrollabili. Qualcuno lo ha definito “l’ultima figura adulta credibile in un mondo di adulti corrotti e adolescenti persi”. E forse è proprio questo che lo rende così magnetico.
Curiosità nerd: tra manga e anime
Nel passaggio dal manga all’anime, il Colonnello ha guadagnato centralità. Nel manga, la sua figura è più sfumata, più vicina a un comprimario essenziale. Nel film, invece, Ōtomo lo pone al centro dell’azione, facendone un personaggio-chiave. Un dettaglio poco noto ai non lettori: nel manga, Shikishima non solo sopravvive al disastro finale, ma aiuta a costruire una nuova comunità, confermando il suo ruolo di custode e traghettatore.

C’è un altro dettaglio che appassiona i fan più attenti: Shikishima non possiede poteri, non ha armi segrete, non ha alleati mistici. È armato solo della propria determinazione. In un racconto come Akira, che parla di potere assoluto e mutazione, questa presenza terrena è un contrappunto fondamentale.
L’eredità di un uomo solo
La figura del Colonnello richiama un archetipo classico: il guardiano. Come Roland in La Torre Nera o Kurtz in Cuore di Tenebra, Shikishima si muove ai confini della civiltà, testimone di un mondo che crolla ma che non rinuncia a sorvegliare. E lo fa senza retorica, senza proclami, senza costruirsi un’aura di grandezza. Rivedere oggi Akira significa anche riscoprire il Colonnello con occhi più attenti. In un’epoca che ha moltiplicato i supereroi e reso prevedibili molti antagonisti, Shikishima resta una figura sobria, sfumata, profondamente radicata nella realtà del racconto. Un uomo che non ha bisogno di un costume per restare impresso.











