Il piacere è quello di riconoscere qualcosa da lontano e si, succede ancora, ogni tanto, in mezzo a un parcheggio di vedere una linea del tetto, un taglio di fanale, una proporzione che sappiamo già cos’è, prima di leggere il marchio.

È una competenza che ci portiamo dietro senza averla mai studiata, e le auto elettriche retrò degli ultimi anni hanno scoperto che è la cosa più preziosa che abbiamo in tasca.

Il Pony che nessuno ricordava di conoscere

Primo esempio che vogliamo citare è Hyundai che questo concetto lo ha capito prima degli altri, e ha fatto la mossa più raffinata: ha scelto una memoria che quasi nessuno sapeva di possedere. La Ioniq 5 sembra il futuro appena disegnato, e invece è il ritorno della Pony del 1975: stessa inclinazione del tetto, stesso taglio del portellone, e quei fari quadrati a doppia canna che citano i tondi incastonati nel riquadro dell’originale.

hunday moderna retro macchina elettrica

Fonte: Hyundai.com

La N Vision 74, in produzione limitata, viene invece dalla Pony Coupé Concept che Giorgetto Giugiaro disegnò per Italdesign. Chi ci vede dentro la DeLorean ha ragione ma sbaglia direzione: fu quella Pony a ispirare la DeLorean, non il contrario.

Due numeri francesi e un mestiere ritrovato

I francesi invece stanno giocando su una memoria che in Europa è ancora carne viva, e la trattano con misura. La Renault 5 originale era l’auto urbana della classe media degli anni Settanta e Ottanta: piccola, abbordabile, piena di carattere. La nuova conserva la sagoma compatta e i fari squadrati, ma sotto ha gli assistenti alla guida e l’autonomia che pretendiamo adesso.

renault 5 retro elettrica

Fonte: Renault.it

La Renault 4 fa il gioco più rischioso invece: la Quatrelle era robusta, pratica, versatile, la sua erede è un crossover elettrico che di quel mondo tiene i fanali e la silhouette spigolosa. Con la Twingo, che riprende il modello anni 90, il terzetto è completo.

La cosa notevole è il dosaggio: accenni sottili, mai il travestimento. Restano macchine dichiaratamente moderne che alludono, e l’allusione funziona proprio perché non insiste. Parlando con metafore musicali è la differenza tra un sample e una cover e sappiamo tutti quale delle due invecchia meglio.

Il fantasma britannico da 605 chili

Poi c’è chi il passato non lo cita: lo riesuma; parliamo di Austin Motor Company che recentemente è tornata circa trent’anni dopo essere sparita dalle strade inglesi, con la Arrow 2, roadster biposto elettrica nello spirito della Seven del 1922. Abbiamo: 15 kW, 160 chilometri di autonomia, cento all’ora di velocità massima, 605 chili sulla bilancia. Ha quasi l’80% di potenza in meno di una Hyundai Inster d’ingresso, e chiede 31.000 sterline.

Austin elettrica retro

Fonte: Austinmotorcompany.com

Chi legge solo la scheda tecnica però si perde tutto perchè la Seven originale fu la palestra di Colin Chapman, di Bruce McLaren, di Peter Brock che imparò a guidarne una senza freni e senza carrozzeria nella fattoria dei genitori.

Il ritorno della Topolino in Italia

Fiat, dal canto suo, ha portato la Topolino negli Stati Uniti. Il nome viene dagli anni Trenta, la sostanza è tutta di adesso: 13.995 dollari, poco più di 450 chili, batteria da 5,4 kWh, 74 chilometri di autonomia e trenta all’ora di velocità massima. Tecnicamente un quadriciclo, per ora destinato a residence e resort; da fine estate un kit di conversione la porta a quaranta e le apre le strade sotto i 55. Nella versione Dolcevita, al posto delle portiere ci sono delle corde.

Olivier François la presenta come un capitolo nuovo definito non dalla taglia ma dallo scopo, e la parola che usa non è “prestazione”: è sentimento. Difficile dargli torto, chi compra una Topolino per arrivare da qualche parte?  La compri per essere in un certo modo mentre ci vai.

I designer hanno di nuovo qualcosa da dire

C’è una ragione tecnica dietro questa fioritura di modelli retro, accattivanti, super belli e allo stesso tempo futuristici ed è una buona notizia per chi disegna. L’elettrico ha reso le automobili somiglianti (almeno nella tecnologia): un pianale, un pacco batterie, uno o due motori.

I tre modelli elettrici “retrò” di Renault condividono la piattaforma con Alpine A290 e Nissan Micra; la Mini elettrica assomiglia alla sorella termica solo di fuori, perché sotto è tutt’altra macchina costruita su una piattaforma dedicata.

Quando la meccanica smette di essere un argomento, il disegno smette di essere il vestito e torna a essere il mestiere. Con piattaforme sempre più simili è lo stile esterno a diventare il modo principale con cui un marchio si distingue che tradotto significa: dopo trent’anni passati a inseguire il coefficiente aerodinamico e la scheda tecnica, i designer hanno di nuovo qualcosa da dire. E hanno scelto di dirlo in una lingua che sappiamo già leggere.

Kit di Conversione: per chi la forma ce l’ha già in garage

C’è infine chi la citazione non la compra, perché ha l’originale sotto il telo. In Italia il Decreto Retrofit del 2015 permette di omologare kit standard per modello, montati in officine accreditate: la conversione integrale in elettrico parte da circa 15.000 euro, il retrofit mild-hybrid, dove il motore resta e l’alternatore restituisce coppia, sta tra i 1.500 e i 2.500. Fuori confine i numeri sono simili: per una citycar tra 8.000 e 16.000 euro, con la batteria che da sola pesa dal 40 al 60% del conto.

Kit conversione auto elettriche

Fonte: Electricmini.nl

Le trasformazioni più richieste dicono tutto: Fiat 500 e Mini prima serie, Panda dagli anni Ottanta. Sono le stesse forme che le case stanno ridisegnando da zero. Da una parte compriamo la citazione dell’oggetto, dall’altra teniamo l’oggetto e gli cambiamo il cuore e in fondo diciamo la stessa cosa: che la forma è la parte che ci riguarda, e il resto è negoziabile.

Forse è questo che il retrò ha capito e nessun altro.

Le auto retrò moderne non ci vendono il passato: ci vogliono restituire il piacere di riconoscere qualcosa.

Tuttavia vale sempre la pena chiedersi (e chiedere ai designer): allora, quali forme stiamo disegnando adesso che tra cinquant’anni qualcuno avrà voglia di rimettere in strada?